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sabato 23 novembre 2013

EVENTS: Mirate Cuba



¡Mira Cuba! è sicuramente una delle mostre più interessanti organizzate al PArCo2 di Pordenone. Vale la pena spendere alcune parole specialmente se non siete ancora andati a visitarla. Avete tempo fino il 12 gennaio 2014 poi, secondo voci di corridoio, il centro di arte contemporanea potrebbe addirittura chiudere per lasciar spazio a banali uffici istituzionali. Un’eresia bella e buona considerando l’ampiezza e l’aspetto “underground” degli spazi interni, adattissimi a una qualsiasi funzione di tipo culturale o artistica…e invece no, ciò che è bello deve essere sempre demistificato e sprecato usandolo come “contenitore burocratico”. Speriamo che il comune ci ripensi, trovando una soluzione adeguata, dal momento che le mostre organizzate da Parco attirano sempre molti visitatori e sono uno degli elementi di orgoglio della nostra piccola città.

Al di là dello sfogo e della mia innata vena polemica, la mostra sui manifesti cubani è superlativa, perché ripropone, innanzitutto, un tipo di arte originale e autoctona, molto lontana dal genere e dalla struttura dei manifesti europei.
A partire dal 1959, subito dopo la rivoluzione e la vittoria sull’esercito Batista, la produzione di manifesti di carattere artistico, politico e sociale ha permesso di divulgare idee, unire la società attorno a principi e ideali comuni, ma anche di creare uno stile riconoscibile in tutto il mondo.
Colori forti, disegni pop, apparentemente naïf, sono l’espressione di una latinità e di una vivacità che caratterizza cubani dalla personalità aperta, giocosa e dinamica. I cubani sono rivoluzionari dentro, come amano definirsi essi stessi, ciò che passa tra le loro mani viene modellato e trasformato.
I poster cinematografici sono difatti il risultato dell'interpretazione personale dei singoli grafici che non si sono limitati a realizzare un poster commerciale (anzi, il film non viene mai concepito come commerciale, ma solo culturale), ma hanno voluto dare una loro chiave di lettura al film: la locandina è davvero un prodotto autoriale e artigianale.


Esemplare è l’ironica locandina de Il caso Mattei in cui è raffigurato un Superman in azione che pensa “Questo caso è per…” sottinteso "per Superman!" Uno pensa: “ma che diavolo c’entra Superman con il  film in questione?”  Bè, proprio niente in effetti, si tratta solo di un accostamento mentale, sicuramente spontaneo e divertito, che il grafico ha fatto e di cui ci ha resi partecipi. Come per Il caso Mattei anche altri manifesti non sono direttamente legati al film che vorrebbero pubblicizzare, ma poco importa, perché siamo noi che dobbiamo staccarci da una concezione occidentale per cui la réclame è necessariamente uno strumento di vendita il cui scopo finale è il guadagno.
Le locandine di ¡Mira Cuba! (qui per approfondimenti) espandono passione e la trasmettono ancora cinquant’anni dopo la loro realizzazione: passione per le idee, per la cultura, per la politica (che allora andavano a braccetto e si stimolavano a vicenda), passione per la collettività, per il lavoro...Fare il grafico, l’artista, l’artigiano, il tecnico, lo spettatore e l’attivista era tutt'uno, perché si era mossi e scossi dal coinvolgimento per quel che si faceva. Il tempo non bastava mai, ma si riusciva a fare tutto e bene e tutto questo veniva trasmesso anche gli altri.
Forse ho detto anche troppo, o forse tutto quello di cui ho parlato è più dentro alla mia testa che nella realtà, però è proprio quello che non si può non pensare visitando la mostra, scoprendo i protagonisti, guardando il video, mentre in sottofondo scorrono accordi di chitarra e si sente una voce cantare…tu querida presencia, comandante Che Guevaraaaa.
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domenica 29 settembre 2013

EVENT: L'altra tela di Valter Trevisiol

Il cielo è grigio, l'aria umida e rarefatta induce alla pigrizia e stimola all'abbandono. Pordenone è sonnolenta questa domenica mattina. Se vi capita di passare per il centro storico (avrete tempo fino a domenica prossima 6 ottobre) vale la pena fermarsi all'ex-convento di S.Francesco. Salite la pedana, entrate e lasciatevi avvolgere da un'atmosfera diversa rispetto a quella dell'aria fredda e umida che vi si appiccica alla pelle e ai vestiti. Le luci soffuse, le travi intarsiate e gli affreschi della sala del convento sono la scenografia dei quadri-installazione di Valter Trevisiol, artista dalla personalità eclettica ed energica. Opere calde, dai colori della terra e della natura, come talvolta solo le stoffe sono in grado di riproporre con la loro matericità.
Le opere nascono dal riutilizzo di scarti sartoriali mescolati ad altri materiali: Valter unisce la stoffa a
rami di legno, carta, vernice, filo di ferro, e juta;  annoda i tessuti, li sfilaccia, li colora, li amalgama, li fonde con la colla a caldo, compone, storce, taglia e cuce; con la stoffa crea opere e con la carta realizza vestiti-sculture, mantenendo un dialogo continuo tra la sua arte e l'attività del suo atelier, Pokomoto, senza il quale, forse, questa mostra non avrebbe mai avuto vita.
 La fisicità e la concretezza delle opere di Trevisiol giocano con lo spazio e hanno senso anche grazie ad esso, i materiali producono strati e dunque ombre, le irregolarità del tessuto rievocano i panneggi degli abiti indossati, i rami ricurvi che entrano ed escono dalla stoffa riproducono un movimento inquietante e ipnotico, quasi viscerale.
Intrecci, nodi, trasparenze. Trevisiol riesce a stimolare tutti i sensi partendo dalla vista, anche se noi non tocchiamo o non odoriamo le sue opere ci danno addirittura l'idea di come potrebbero essere al tatto, all'odorato e persino all'udito -con la presenza del metallo- o al gusto, con le corpose sfumature di rosso di Cabernet.
Un'opera, però, mi ha colpito molto e mi è sembrata particolarmente rappresentativa. La potrete vedere subito,  per prima, grande e affascinante, sobria e maestosa una rosa rossa emerge da una grezza tela bianca: si intitola Orietta.


Orari visite ex-convento di S. Francesco (PN),
26 settembre - 6 ottobre
 Lun-Ven 16,30-19,30
Sab-Dom 10,00-12,30
                16,30-19,30
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