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mercoledì 8 maggio 2013

INDUSTRIAL: l'importanza della pre-produzione


Quando si realizza un prodotto bisogna essere pronti ad affrontare innumerevoli intoppi, in primis, la fattibilità di un progetto e la sua trasformazione in oggetto fisico.
Durante la preparazione per la Design Week appena trascorsa, mi sono trovato più e più volte nella posizione di riprendere in mano un prodotto (dal punto di vista progettuale) e rimettere in discussione alcuni suoi aspetti; nell’esempio odierno parlerò di EGOR 48 / 65, esposti all’Archivio Sacchi a “La casa secondo GSP”.

La coppia di tavolini EGOR 48 ed EGOR 65 sono accomunati da una linea pulita, robusta, evocativa nei confronti della struttura di FORESTA e, caratterizzati da una parte superiore composta da differenti legni: ciliegio, larice e noce.
Durante la loro produzione uno dei problemi è stato il ridurre i costi degli stessi, il riuscire a trasmettere la complessità artigianale della fattura e le differenze tra i legni scelti.
In un primo momento si era pensato di realizzare l’intera parte superiore con pezzi netti, per ciascun legno scelto, ed in seguito andando ad unire tramite incastro le singole parti.
Con la messa in produzione però si è scelto di ridurre la superficie di ogni tassello, utilizzando un pannello di larice come supporto inferiore (in grado di conferire maggiore robustezza e di livellare la struttura), su cui si sarebbero inseriti tramite incollaggio le parti superiori a mosaico.
Nelle foto sono visibili alcune fasi della lavorazione.

Le componenti superiori di EGOR
L'incollaggio.


Lo spigolo vivo presente nei bordi superiori di EGOR 48 ed EGOR 65 sta inoltre a raccontare come vi sia un’attenzione al dettaglio a posteriori durante la realizzazione dei singoli pezzi.
Serve inoltre per non nascondere il pannello sottostanze, anzi, quasi ad esaltarla ed a conferire leggerezza alla struttura.


GSP
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mercoledì 6 febbraio 2013

INDUSTRIAL: Sciuscià

Sciuscià 
Non è mai semplice decidere in anticipo cosa si andrà a progettare, nascerà un oggetto con mille funzioni o sarà un semplice esercizio di stile?
Ogni volta che mi sono trovato a dover pensare ad un prodotto senza avere grosse limitazioni, mi sono trovato ad affrontare il problema ponendomi una traccia da seguire, un obiettivo, un motivo che mi spingesse a farlo.
Era il lontano 2010 quando, durante un laboratorio del Politecnico di Milano, mi sono imbattuto nel compito di andare a realizzare un complemento d’arredo, un elemento da inserire all’interno della casa che fosse esteticamente d’effetto e potesse fare parte di un brand che sarebbe nato a fine corso.
Ovviamente, dato che una delle mie passioni è andare a complicarmi la vita, non ho accettato semplicemente il compito ed ho voluto sfruttare l’occasione per fare un prodotto diverso: lo zerbino.

Dopo aver delineato le problematiche - facilità di pulizia, aumentare la stabilità, aggiungere un valore, riscattare l’idea del prodotto stesso - ho unito il tutto e sono andato a realizzare un primo prototipo.
Successivamente ho corretto i dimensionamenti ed ho realizzato il campione finale.
Nasce così Sciuscià, zerbino rivestito di tessuto lavabile (materiale polimerico intrecciato con stoffe specifiche) e caratterizzato da resistenza elevata con un’anima in metallo, in modo da appesantire il prodotto e limitare lo spostamento dello stesso; la lastra metallica permette la creazione del ricciolo laterale, elemento che consente di pulire le scarpe su più punti, richiamando i vecchi “gratta suole” che si trovavano fino a inizio secolo nei centri storici.
Il materiale polimerico ad alta resistenza riveste in tutta la sua interezza Sciuscià, tenuto insieme da cuciture realizzate a mano, bloccando lateralmente il metallo ed aumentando l’attrito con il pavimento.
Il nome? Sciuscià è un termine dialettale napoletano ora in disuso che sta ad indicare i lustrascarpe del dopoguerra (dall'inglese shoe-shine).
GSP

 Sciuscià, particolare.




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