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lunedì 3 febbraio 2014

GRAFICA: Illustrazione digitale

Parlando con tanti bambini mi sono ricordata che al di sotto dei dieci anni a quasi tutti piace disegnare e quasi a nessuno piace colorare. In genere sono gli adulti che preferiscono che il bambino colori, perché è costretto a perderci molto più tempo e quindi a distrarsi autonomamente. Personalmente colorare lo trovavo sconsolante: le enormi distese di foglio bianco delimitate da linee nere che non-si-dovevano-assolutamente-oltrepassare mi demotivavano e a tratti mi angosciava quel divieto categorico imposto dall'alto (senza calcolare il male al polso perché non si dovevano lasciare spazi bianchi). 
La parte divertente era disegnare, colorare era supportato da una colonna sonora di sbuffi. Disegnare è più rapido, più stimolante e più liberatorio.

Bozza di partenza
Solo da grande ho scoperto la funzione del colore, apprendendone alcune tecniche e conoscendo la molteplicità degli stili, ammirando i maestri. Anche se gli accademici storceranno il naso, devo confessare che col digitale mi si è aperto un mondo.
Partendo da un disegno appena abbozzato me la spasso a riempire tutti gli spazi con tinte, trasparenze, sfumature, textures impensabili (pareti di cemento scrostato, scottex, graffi, bagliori…) creando dei risultati tra il surreale e il giocoso, tra l'infantile e il fantasy. Non mi aspettavo nemmeno di vincere dei contest di grafica con delle immagini che avevo realizzato più per divertimento che per lavoro. Queste che vedete sono le mie prime due prove.

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lunedì 13 maggio 2013

GRAFICA: Copertina di presentazione



 Seguendo la realizzazione di un book per lo studio fotografico per cui lavoro, mi sono resa conto che una delle cose più difficili da fare sia proprio presentarsi dando un'immagine convincente di sé e che, allo stesso tempo, metta in luce i punti di forza della propria attività.
Farlo per conto terzi è un'altra cosa, si è più obiettivi e si seguono le indicazioni che vengono date, ma nel caso in cui si sia coinvolti personalmente bisogna cercare di rispettare determinate condizioni al di là del puro gusto estetico.
Abbiamo pensato di realizzare un pdf da inviare a potenziali clienti e da caricare su iPad.

La parte complessa è stata la realizzazione della copertina, in quanto si doveva logicamente considerare che il destinatario fosse un'azienda di arredamento. Cosa scegliere? Inserire anche in copertina una delle nostre foto? Magari una emozionale e non puramente descrittiva? O meglio lasciare la copertina pulita e scrivere solo il nome dello studio? Utilizziamo segni e altri elementi grafici? Riproponiamo l'arancione, il nostro colore distintivo?
Di getto avevo realizzato la copertina numero 1, molto urbana e "sporca", forse pure un po' aggressiva. Era piaciuta molto, in effetti, ma purtroppo non avremmo potuto proporla, sempre per la questione del target.



Poi ho composto la copertina numero 2, più concettuale, da rivista architettonica, dove il segno grafico a sinistra rappresenta l'occhio e il processo analitico della visione, anche se a prima vista il disegno sembra solo decorativo,  (tipico di ciò che è concettuale: sembra non significare un tubo e invece...).


Alla fine, solo dopo aver impaginato tutto il book su schede in doppio A4 ci siamo concentrati sulla copertina e questo è stato il risultato:


Abbiamo mantenuto l'arancione e proposto uno dei nostri still-life, di cui abbiamo ripescato lo scatto originale, perché volevamo mostrare l'interno dello studio riflesso sulla cromatura (che avevamo tolto in post-produzione) e, giocando con le parole che descrivono i nostri servizi, abbiamo creato un effetto di trasparenze vedo-non vedo.
Di solito questo genere di lavori sono un continuo work in progress: non si è mai soddisfatti di come ci si presenta, ogni volta si vorrebbe mostrare un altro aspetto di sé e si ha sempre paura di dimenticarsi di dire qualcosa di fondamentale per conquistarsi un giudizio positivo da parte di chi guarda. Per adesso siamo così...poi vedremo.

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lunedì 25 marzo 2013

GRAFICA: Locandina "The sportiest"

Uno dei miei dilemmi ricorrenti è quello di scegliere il regalo per la festa del papà. A volte me la cavo portandogli dei dolcetti, sapendo che quelli sono sempre graditi, ma la scorsa settimana il fato mi è venuto incontro facendomi trovare una fotografia che lo ritrae proprio in "tenuta da lavoro". Non mi poteva andare meglio! 
Allora ho deciso di realizzare una locandina vintage, che decisamente non si aspettava. La prima cosa da fare è stata la valutazione delle dimensioni dell'immagine per capire quanto grande avrei potuto stamparla. Purtroppo ho dovuto limitarmi ad un formato A3 anche se avrei voluto che fosse un pochino più grande, ma sono già contenta perché da una foto trovata sul web non potevo aspettarmi ancora di più.
La foto che ho casualmente trovato è questa qui. 


Ho eliminato il logo, virato le tinte, sfocato lo sfondo in modo che lui fosse proprio al centro dell'attenzione, aggiunto una texture per creare l'effetto della carta invecchiata o della vecchia fotografia rovinata e inserito degli elementi decorativi creati ad hoc.

Se penso al mio papà qual è la prima cosa che mi viene in mente? Indubbiamente lo sport e allora la locandina, o la copertina di un giornale fittizio di sport, si sarebbe chiamato The sportiest. 
Adattato il font allo stile generale dell'immagine ecco conclusa la locandina The Sportiest daddy, che riprende lo stile sportivo delle riviste e delle locandine degli anni '50.

Prima di stampare il definitivo ho fatto una prova di stampa in bianco e nero su carta uso mano solo per verificare che non si vedessero i pixel, una volta approvata ho stampato la mia locandina in versione definitiva.



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mercoledì 27 febbraio 2013

FOTOGRAFIA: DETAILS#1 e LANDSCAPES#1

DETAILS#1 e LANDSCAPES#1
Fare un viaggio, visitare un luogo precedentemente sconosciuto, o semplicemente tornare nella terra natia.
Ogni momento può essere carico di emozioni e sensazioni, tale da meritare di essere immortalato.

Chi mi conosce bene sa quanto amo la fotografia, conosce la mia alternanza tra momenti stile turista straniero, con scatti continui, a momenti in cui preferisco nutrire i miei occhi direttamente, senza scattare foto in modo ossessivo.
Più di un anno fa mi sono trovato a parlare con una mia amica (proprio la Sara S. qui presente su Rossomenta) di quanto amassi fare le foto, e di quanto desiderassi in qualche modo condividerle con le persone che amo; fu così che presi la decisione di pubblicare il primo libro fotografico.

Decisi di raccogliere tutte le mie foto fatte dal 2009 (anno in cui ho comprato una Nikon semi professionale), ad inizio 2012, ultimo momento di pace prima della tempesta (secondo salone del mobile in azienda, laurea, operazione).

LANDSCAPES#1 doveva essere il primo di una serie di tematiche che avrei riassunto e pubblicato, e per quasi un anno è infatti stato l’unico libro mandato in stampa.
Realizzato nel 2012, ha rappresentato una grossa fatica decisionale.
Rappresenta la selezione di alcuni scatti a me cari, emozionanti e raffiguranti luoghi che ho amato, come San Salvo, Nizza, Milano, Londra, Napoli, Berlino e Murcia.

DETAILS #1 nasce finalmente ad inizio 2013, dopo esser rimasto in gestazione per quasi 7 mesi.
Se ovviamente il primo libro racconta i miei viaggi attraverso i paesaggi con una lettura quasi romantica, il secondo vuole essere più personale, raccontando momenti quotidiani; oltre a scatti effettuati in vacanza, non mancano infatti fotografie raffiguranti particolari di Ovada ed Alessandria.

Come anteprima, posso anticipare l’attuale lavorazione del terzo volume, sempre raffigurante il periodo 2009-2012, LIGHT&SKY #1.

Per la pubblicazione dei volumi utilizzo un’etichetta indipendente estera, non sono infatti acquistabili in negozio fisicamente, ma scegliendo tra due opzioni: la prima può avvenire attraverso il loro sito (con una scelta più o meno vasta di skills, che però non trovo per niente affini al mio progetto base); nella seconda opzione, quella che consiglio, attraverso una richiesta fatta direttamente a me, in modo da potermi interfacciare con la produzione e richiedere espressamente i libri nella versione da me progettata, con carta, rifiniture e copertina di un tipo specifico.

 GSP

DETAILS#1

LANDSCAPES#1

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sabato 26 gennaio 2013

FOTOGRAFIA: Make up digitale

Questa volta parliamo di uno degli aspetti più divertenti e allo stesso tempo più impietosi del fotoritocco: il make up digitale.
Photoshop è davvero una manna quando si devono sistemare ritratti venuti male o in cui il soggetto non è proprio fresco come una rosa. Gli interventi possono essere minimi, come una banale correzione di occhi rossi o la cancellazione delle occhiaie (e già questo fa la differenza!), via via sempre più pesanti intervenendo sulle imperfezioni della pelle, eliminando rughette, aggiungendo il trucco e addirittura modificando parti del viso, dalla forma degli occhi a quella del naso ad esempio.
Ho preso un paio di immagini da Google di due bellissime donne in versione acqua e sapone. Qui meno divine del solito e senza un filo di trucco appaiono come noi comuni mortali, con le loro imperfezioni e alcuni segni di stanchezza. Alla Paltrow, dopo aver purificato la pelle e tolto la lucidità (foto 2), ho aggiunto un make up che le potesse essere consono considerando le tinte di capelli, di pelle e di occhi (foto 3). Grazie all'aggiunta di ciglia nuove nuove il suo sguardo stanco ha lasciato il posto a quello da gattona.
La Longoria ha richiesto meno interventi (e ciò dipende specialmente dal tipo di scatto), ho pulito la pelle, tolto un po' di lucidità e il segno dei baffetti  e infine aggiunto un make up leggero.

E per ultimo il gran finale. Solo per voi mando in malora la mia dignità photoshoppando una tremenda fotografia di qualche anno fa di me senza trucco, in pausa pranzo, stanca dopo aver camminato a lungo per le strade di Praga. Insomma tutte le variabili giuste per venir da cani. In questo caso le differenze si notano e non ve le spiego neanche, sappiate solo che ho pure aggiustato il naso….Ciaoooo!!

 Ora ho trattato il make up femminile per il fatto che si tratta di un processo più laborioso, ciò non toglie però che anche ai signori serva spesso qualche ritocchino.
Se avete voglia di sistemare una vostra foto inviatela pure a info.rossomenta@gmail.com
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sabato 12 gennaio 2013

Se non troviamo le immagini che cerchiamo...le creiamo!

  
 Una volta dovevo trovare un'immagine che potesse essere abbinata ad un articolo che scrissi in occasione di Halloween e che fosse attinente all'argomento che stavo trattando. Volevo una situazione surreale, da sogno, di quelle ambientate nei boschi in autunno, in stile Il mistero di Sleepy Hollow, tanto per intenderci. Con alberi spogli e terrificanti, rocce, presenze invisibili e silenziose, nebbia spettrale e anime morte. On-line non trovavo niente di tutto ciò, l'unica alternativa fattibile per ottenere esattamente quello che volevo senza andare in giro per la Carnia in cerca di cimiteri dimenticati era quello di unire due o più immagini di cui mi servissero solo delle parti e, soprattutto, che potessero fondersi in termini di stile. Ho trovato due foto che apparentemente sembravano essere state scattate nello stesso posto: la prima, in bianco e nero, rappresenta una serie disordinata di lapidi diroccate in un cimitero ormai invaso dalla vegetazione, la seconda immagine, invece, aveva già di suo un'aura fantastica e spettrale con quella presenza femminile in posa in un luogo disabitato. Il risultato che ne ho ricavato è stato quello di far emergere dalla seconda situazione le lapidi e parte di alberi della prima, aggiungendo bagliori e qualche sfocatura per rendere quel bosco ancora più magico.
Il processo di sovrapposizione di due o più immagini è molto semplice, se non addirittura banale (e spesso le soluzioni più semplici sono anche quelle più efficaci) tutto sta scegliere o impostare bene in partenza le immagini che dovranno avere una risoluzione simile. Inizialmente pensavo di desaturare la foto a colori per mescolarla meglio a quella in b/n, ma l'effetto che si ottiene senza modificare la scala cromatica si avvicina maggiormente all'idea di sogno, acuendo la sensazione delle lapidi, che sembrano spuntare dal terreno proprio la notte in cui i morti si risvegliano.


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lunedì 10 dicembre 2012

...e colore fu!


Tutti sanno che le pellicole fotografiche e cinematografiche inizialmente erano unicamente in bianco e nero e che, per creare l'effetto colore (perché di un effetto si tratta), esistevano diversi metodi da adottare a posteriori, cioè successivamente alla fase di ripresa. Gli addetti ai lavori studiarono per molti anni il modo di realizzare una pellicola i cui sali d'argento riuscissero a svelare i colori, ma fino ad allora le tecniche usate più comunemente erano quelle di viraggio o imbibizione della pellicola verso una certa tinta, oppure, armandosi di enorme pazienza e di un pennellino fino fino, colorare a mano ogni singola parte del fotogramma. Nel caso delle foto il lavoro era ovviamente più rapido, poiché ogni immagine era a sé, ma in quello del film, l'addetto doveva essere una persona calma, paziente  e con una buona vista per colorare decine e decine di fotogrammi uno dopo l'altro.
Oggi la pellicola a colori c'è, ma esistono ancora tantissime foto e film rimasti in bianco e nero per ragioni anagrafiche.
Ricordo che da piccola amavo guardare i film di Stanlio&Ollio, rigorosamente in b/n, finché un giorno in televisione apparve una pubblicità che reclamizzava con toni entusiasti il restauro a colori delle loro commedie. Dopo Stanlio&Ollio altri film subirono la stessa fine. Ci rimasi male. Il bianco e nero ha un fascino particolare e stimola la fantasia dello spettatore, anche se poco aderente alla realtà come lo è, al contrario, l'immagine a colori. Se la pellicola a colori fosse esistita sin dalle origini, probabilmente molti film non sarebbero stati girati in b/n, ma dato che non esisteva, modificare nell'essenza un film per soli scopi commerciali (perché molta gente oggi non è in grado di sopportare un film con soli toni di grigio) mi sembra una forma di corruzione ed eticamente sbagliata. Ognuno ha la sua opinione a riguardo, spesso dettata da un preciso motivo sentimentale o emotivo. Vorrei, insomma, che i film in bianco e nero restassero tali, però, allo stesso tempo mi diverto a colorare con photoshop le fotografie scaricate da google, come i bimbi amano colorare gli album...viva la coerenza.

Le fotografie in alto sono state scelte a caso da Google immagini tra le proposte in b/n. Attraverso la selezione di aree, modificando le curve dei singoli canali e utilizzando altri specifici strumenti anche noi possiamo ottenere un'immagine a colori con un effetto un po' più plastico e tridimensionale.

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sabato 1 dicembre 2012

Diamoci un taglio


...ovvero come salvare foto che non ci piacciono o per dare una nuova chiave di lettura a un'immagine. 
Dalla foto intera del bambino che si arrampica, ho ricavato una foto più curiosa e dinamica, partendo semplicemente da un taglio. Talvolta non bisogna aver paura di sacrificare parte dell'immagine, perché quello che non viene mostrato può rafforzare il soggetto della foto, suscitando molte possibili narrazioni in più.
E' divertente anche partire da una foto e tagliarla in tanti modi diversi e poi confrontarli. Si noterà che le immagini, a seconda del loro bilanciamento e dall'inclusione di certi elementi piuttosto che altri, assumeranno significati molto differenti tra loro, eppure siete partiti dalla stessa identica foto! Una foto, più narrazioni dunque. E un bel taglio potrebbe anche migliorare l'estetica complessiva di uno scatto che, inizialmente, non vi soddisfava per niente. ZAC!
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martedì 13 novembre 2012

Innamoràti a colori





Questa è una delle foto che mi sta più care. E' stata scattata a Caorle, in provincia di Venezia, in un tardo pomeriggio di marzo. Uno di quei pomeriggi ancora freddi, ma luminosi in cui la natura incomincia a svegliarsi e a svelarsi dopo i mesi di sonno e congelamento.
Questa giovane coppia abbracciata, avvolta dai primi tepori primaverili, mi ha trasmesso una forte sensazione di pace e di armonia.
Ho desaturato la foto per dare l'idea di un'immagine (e di un amore) senza tempo o di un ricordo conservato nella memoria. La scelta di mantenere i colori solo sui due ragazzi amplifica il lato onirico della foto, rendendolo quasi magico. Il contrasto tra colore e b/n sembra quasi trasmettere sensorialmente il calore emanato dai corpi. Spero di esserci riuscita.
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