collettivo

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martedì 21 gennaio 2014

FASHION: Free-ty, un nuovo progetto per Cooperativa Alice

Free-ty ha fatto il suo debutto presso HOMI, il nuovo Macef, lunedì 19 gennaio 2014. Dopo mesi di incubazione, progettazione e lavoro, nel giro di un paio di settimane e con l'unione delle forze, siamo riusciti a proporre una linea di accessori fresca e sportiva che ha nel semplice telo per maratoneti (quello per rimanere caldi alla fine della corsa) il proprio simbolo.
Non stiamo cercando di liberare Tyvek, marchio registrato di Dupont e materiale base per i prodotti Free-ty, ma di esprimere la libertà di ognuno di noi con una bandiera personale che inneggia a vittorie, emozioni e stili di vita positivi. L'altro lato della medaglia è legato alla libertà che le detenute dei carceri di San Vittore e Bollate (MI) riescono a conquistare grazie al vicendevole impegno, loro e della cooperativa Alice, nell'imparare e insegnare il mestiere sartoriale.

 Il Tyvek, in questo caso, è la pagina bianca su cui scrivere la vostra storia e il foglio su cui  è incisa con ago e filo quella delle detenute che hanno confezionato sartorialmente tutti i prodotti Free-ty: teli, borse e mantelle sono i tre prodotti sviluppati.
La prima borsa ad ispirare il progetto Free-ty era un prototipo di shopper collassabile dimenticato, ma non troppo, che aspettava di essere utilizzato. Una volta migliorata e resa riproducibile è stata stampata e realizzata in versione Big e Small, completa di custodia esterna rotonda.
 Il cerchio è il fulcro della filosofia di Free-ty che vuole allontanarsi dal concetto di sbarre e reclusione e si avvicina a quello di comunità e umanità. Dal cerchio è nata la mantella poncho la cui tasca si trasforma in una comoda custodia, una soffice bolla di Tyvek. La mantella bike mantiene lo stesso concetto del poncho, varia la lunghezza mentre la sagomatura delle spalle la rende più ergonomica.
Tutti i prodotti presentati ad Homi verranno proposti in vendita a breve sul sito internet www.free-ty.it dove al momento si possono trovare alcune informazioni.
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lunedì 16 settembre 2013

AUTOPRODUZIONE: al bando forbici e cutter, benvenuto taglio LASER!


Ciao a tutti! Dopo questa lunga pausa estiva speriamo di ritrovarvi tutti più abbronzati e rilassati!  Mi piacerebbe iniziare questo nuovo “semestre rossomentiano” con un post tecnologico dedicato al lasercut.

Il Taglio Laser è un sistema di taglio utilizzato inizialmente solo dalle industrie, soprattutto per il suo costo e le dimensioni dei macchinari. Con l’evoluzione tecnologica il taglio laser ha iniziato a diffondersi anche nei laboratori di artigiani e designer sia per la sua facilità d’uso che per velocità e pulizia di esecuzione. Tecnicamente parlando il Taglio Laser o Laser Cutting sfrutta il calore generato da un fascio di luce concentrato in un punto molto piccolo combinato con un gas (azoto) spruzzato ad alte pressioni: man mano che il laser brucia il materiale su cui è puntato, il gas spazza via la parte incenerita, lasciando un taglio netto talmente preciso che non necessita di una seconda rifinitura.
La duttilità di utilizzo di questa tecnologia ha reso possibile il passaggio dal livello industriale, dove viene utilizzato per il taglio di lastre di metallo, al mondo della piccola media impresa artigiana e nei laboratori di design: il laser infatti è in grado di tagliare le superfici, anche quelle infiammabili, come alcuni tipi di plastica, plexiglass, tessuti, carta e legno.
Il processo è automatico: nel momento in cui viene realizzato al computer il disegno da tagliare e averlo caricato nel sistema, il macchinario procede al taglio senza alcun bisogno di assistenza.



Così efficiente e poliedrico il Taglio Laser è stato adottato per la realizzazione di abiti originali, volantini, mobili a incastro e zero spreco, bijioux, borse e altri oggetti di design che richiedono massima pulizia e precisione di taglio.

 



toBEco _ design "IL TECNICO DEL LEGNO"

 Il mondo del taglio laser è legato, in modo quasi indissolubile, a quello del design sostenibile, della piccola produzione e dell’esperienza creativa condivisa, proprio come nel progetto di Vectorealism.



 


Alle sfilate di New York, ad esempio, ha richiamato l’attenzione di WGSN la t-shirt di Alexander Wang dove il nome dello stilista si ripete all’infinito, intagliata nel materiale. Molti pizzi o materiali traforati vengono lavorati con questa tecnica.

 Gli accessori e i complementi di arredo realizzati al laser sono numerosi. Questa tecnica è però talmente riconoscibile che tende ad omologare tutti i prodotti che vengono realizzati con essa. È quindi compito del designer trovare il dettaglio personale, la funzione o l’incastro che lo renda speciale e unico.

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lunedì 24 giugno 2013

GRAFICA: Una borsa per la via di Natale

Lo scopo del gadget è quello di fare della pubblicità sposando la funzionalità.
Ogni azienda e associazione che si rispetti, se vuole stringere un legame con il suo cliente/utente, prende in seria considerazione la distribuzione di oggetti personalizzati da regalare.
Un gadget non è, però, solo mera pubblicità, ma è anzitutto un ringraziamento simbolico a chi pone la propria fiducia sulla società o sull'associazione in questione.
Questa volta vogliamo focalizzare l'attenzione  sull'associazione via di Natale -che si occupa di dare appoggio alle persone ammalate di cancro durante la terapia e durante la fase terminale- che mi ha chiesto di realizzare in occasione dell'assemblea annuale tenutasi il maggio scorso una borsa da regalare ai propri soci e sostenitori in segno di ringraziamento per l'impegno speso nella raccolta di tappi di plastica e, in generale, per tutto l'aiuto e il supporto che offrono all'associazione.

L'immagine in alto documenta quello che ne è venuto fuori e che ho deciso di firmare con il nome del collettivo applicandoci delle nuove etichette adesive stampate ad hoc per Rossomenta.
L'idea per l'illustrazione, dunque, doveva vertere sulla continua sensibilizzazione al riciclo dei tappi di plastica destinati alla vendita alle aziende per il riciclaggio; così da creare un ciclo virtuoso tra il corretto riciclaggio della plastica e la ricerca di fondi per l'associazione.
La borsa è stata progettata considerando i colori del logo della via di Natale: lo stesso verde è stato riproposto per il tessuto della borsa e il bianco per gran parte dell'illustrazione.
L'effetto interessante è dato proprio dal netto contrasto tra le due tinte, suscitando un impatto dinamico e visibile da lontano.
Il soggetto dell'immagine e punto focale dell'azione è il tappo di plastica con il logo dell'associazione, attorno cui dei piccoli vortici simboleggiano il riciclaggio in continua attività, mentre la scia bianca più grande è a sua volta parte di un vortice, che dà vita a un cuore stilizzato.
Volevamo che la borsa nel suo complesso fosse portabile e identificabile anche da distante. Quando si deve trasmettere un messaggio piuttosto articolato servendosi della logica del gadget c'è sempre il rischio di scivolare sul cattivo gusto. Il risultato doveva essere al contrario moderno e raffinato.
L'immagine è stata stampata a due colori con tecnica serigrafica e per questo ci tengo a ringraziare Anna Comand di Fraparentesi per i suggerimenti e i calli alle mani che si è fatta per noi!




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martedì 4 giugno 2013

AUTOPRODUZIONE: Fiocchi di carta di recupero per pacchetti divertenti!

Qualche giorno fa dovevo fare un pacchetto regalo, avevo a disposizione pochissimo tempo e nessun materiale adatto. Mi sono ricordata di qualche immagine che avevo visto su Pinterest e mi è venuta un'idea. 

RITAGLIARE UN FIOCCO DI CARTA ! 

Grazie alla mia vocazione da collezionista di numerosi oggetti apparentemente inutili ho trovato a casa una brochure colorata  di un evento già trascorso. Ho scelto la parte che mi sembrava più adatta e con l'aiuto di formici e scotch in un minuto il mio fiocco era pronto!   combinato con un sacchetto ti carta di recupero il risultato è inaspettato e divertente, esperimento da ripetere!!!         


Laura Gilbert Gilardenghi



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venerdì 8 marzo 2013

AUTOPRODUZIONE: tra papillons a farfallini

Farfallino di tipo tradizionale ||| LGG



Farfallino, cravattino, farfalla, papillon, cravatta a farfalla, noeud papillon o cravate papillon (in francese) , bow tie (in inglese), corbata de lazo ( in spagnolo), cravatta nera o black tie (da indossare con lo smocking), cravatta bianca o white tie ( da indossare con il frac): ecco alcuni dei mille nomi per definire questo indumento tradizionale maschile ancora oggi pieno di fascino.

Farfallino di tipo tradizionale work in progress ||| LGG


Nelle ultime settimane ho dedicato parte del mio tempo per realizzare proprio un farfallino. Principalmente esistono due varianti, quello tradizionale e quello premontato. Ho iniziato a realizzare un papillon tradizionale, ovvero una striscia di nastro sagomato che deve essere annodato ogni volta che viene indossato. Il principale punto critico di questo modello è proprio fare il nodo in modo corretto, procedura non esattamente semplice. Inoltre, siccome la lunghezza del nastro è fissa è quindi declinata in varie taglie. Al contrario il modello premontato, ovvero un fiocco già cucito, anche se perde parte del suo fascino, presenta molti aspetti positivi: la misura del collo è regolabile e la qualità del fiocco è costante, sempre impeccabile. Tuttosommato, mi sembra ora la soluzione migliore e più adatta alle mie aspettative, anche se capisco il fascino di un capo di abbigliamento forse meno pratico ma costruito secondo le regole del passato come il papillon tradizionale.




Istruzioni per annodare il farfallino 

Farfallino indossato ||| LGG

Per quanto riguarda dimensioni e colori tutto è possibile, ma di questo parleremo poi nei prossimi post.
Ecco un tutorial, tra i tanti che si possono trovare su youtube:




Laura Gilbert Gilardenghi


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mercoledì 20 febbraio 2013

INDUSTRIAL: 6M, la versatilità di un oggetto semplice.

6M ||| disposizione spaziale esemplicativa

Il piano di un mobile antico, l’angolo buio di una madia ereditata, la mensola sopra il letto; sono tutti i luoghi preferiti di 6M.

Il bisogno di movimentare un ripiano con dei supporti capaci di vivacizzare l’area, di esporre in modo differente ed esteticamente gradevole i piccoli souvenir di una vita, nasce così questo insieme di cubi e parallelepipedi modulari.
Definibile come sistema di movimentazione per scaffali e tavoli, consente infatti di modificare radicalmente la staticità di un ripiano.
Le diverse volumetrie create possono continuamente cambiare.

Composto da:
1 x h 30 cm
2 x h 20 cm
5 x h 10 cm

Al momento della sua nascita, l’idea era quella di utilizzare il solo colore bianco come verniciatura del legno utilizzato, in seguito sono giunto alla conclusione che ovviamente oltre alla possibilità di verniciare i singoli cubi in modo differente, l’utilizzo di legni nobili e con venature o nodi a vista, potesse permettere di aver un maggior consenso dal pubblico.
Su ordinazione è disponibile una vastissima scelta di colorazioni ed effetti materici.
GSP


6M ||| formato compatto


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mercoledì 13 febbraio 2013

INDUSTRIAL: Serie Come, “Il retro del progetto”.

Serie Come, n.1

 Linee, tratteggi, guide, segni, tutte informazioni spente e nascoste per sempre.

Per la realizzazione di un prodotto o di una grafica, su programmi come Adobe Illustrator si utilizzano retini e guide per facilitare la realizzazione; mi sono ritrovato affascinato più di una volta dalla trama che usciva dal lavoro effettuato, ed è così ad esempio che nasce la Serie Come.

Proposta solo in due pezzi, di dimensioni 400x400 mm, racconta la storia dell’evoluzione di due Serie di serigrafie che ho realizzato.
Il primo rappresenta la struttura composta alla base della creazione di Serie Solo, mentre il secondo evidenzia l’intreccio strutturale dei punti cardinali che compongono Serie Origini.
Serie Come n.2
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mercoledì 6 febbraio 2013

INDUSTRIAL: Sciuscià

Sciuscià 
Non è mai semplice decidere in anticipo cosa si andrà a progettare, nascerà un oggetto con mille funzioni o sarà un semplice esercizio di stile?
Ogni volta che mi sono trovato a dover pensare ad un prodotto senza avere grosse limitazioni, mi sono trovato ad affrontare il problema ponendomi una traccia da seguire, un obiettivo, un motivo che mi spingesse a farlo.
Era il lontano 2010 quando, durante un laboratorio del Politecnico di Milano, mi sono imbattuto nel compito di andare a realizzare un complemento d’arredo, un elemento da inserire all’interno della casa che fosse esteticamente d’effetto e potesse fare parte di un brand che sarebbe nato a fine corso.
Ovviamente, dato che una delle mie passioni è andare a complicarmi la vita, non ho accettato semplicemente il compito ed ho voluto sfruttare l’occasione per fare un prodotto diverso: lo zerbino.

Dopo aver delineato le problematiche - facilità di pulizia, aumentare la stabilità, aggiungere un valore, riscattare l’idea del prodotto stesso - ho unito il tutto e sono andato a realizzare un primo prototipo.
Successivamente ho corretto i dimensionamenti ed ho realizzato il campione finale.
Nasce così Sciuscià, zerbino rivestito di tessuto lavabile (materiale polimerico intrecciato con stoffe specifiche) e caratterizzato da resistenza elevata con un’anima in metallo, in modo da appesantire il prodotto e limitare lo spostamento dello stesso; la lastra metallica permette la creazione del ricciolo laterale, elemento che consente di pulire le scarpe su più punti, richiamando i vecchi “gratta suole” che si trovavano fino a inizio secolo nei centri storici.
Il materiale polimerico ad alta resistenza riveste in tutta la sua interezza Sciuscià, tenuto insieme da cuciture realizzate a mano, bloccando lateralmente il metallo ed aumentando l’attrito con il pavimento.
Il nome? Sciuscià è un termine dialettale napoletano ora in disuso che sta ad indicare i lustrascarpe del dopoguerra (dall'inglese shoe-shine).
GSP

 Sciuscià, particolare.




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lunedì 4 febbraio 2013

GRAFICA: biglietto da visita a me!


Solo recentemente il “problema” del biglietto da visita è tornato a bussare alla mia porta, così come la necessità di un’immagine coordinata su cui sto ancora lavorando. Proprio mercoledì 6 febbraio, in compagnia di Laura, mi avventurerò tra i padiglioni di Milano Unica, il salone del tessile italiano, e intendo fare largo uso del mio nuovo biglietto da visita!

Ma vediamo quali sono i passi fondamentali per costruire un Biglietto da visita con la B maiuscola.

Definire i contenuti: nome e cognome, il lavoro per cui ci si presenta, indirizzo email e telefono per farsi contattare, indirizzo lavorativo se necessario, numero di partita iva se lavoratori autonomi o nome della ditta per cui si lavora, sito internet. Il sito internet dovrebbe essere in linea con il biglietto da visita? Sì, credo che sia buona pratica raccontare una storia coerente.


Prova contenuti e grafica

Definire la grafica: in base al lavoro che andiamo a proporre e all’immagine che vogliamo trasmettere definiremo un prodotto grafico ad hoc. Nel mio caso l’idea è quella di raccontare ciò che faccio tramite una t-shirt stilizzata: sul bianco appare come un cartamodello, sul nero come tessuto tagliato. Essendo freelance fashion designer mi piace far sapere che oltre al progetto posso studiare cartamodelli e campioni. Ovviamente se si possiede un logo è buona cosa inserirlo e lasciare solo il testo a farla da padrona.


Definire il font: ovvero lo stile del testo. Si tratta di una scelta molto personale. Ci sono però alcune regole da seguire, prima su tutte la leggibilità del carattere.  Il biglietto da visita ha una dimensione ridotta, quindi font troppo complicati possono diventare illeggibili e controproducenti. Il nostro intento è quello di comunicare con altri in modo immediato: i font sans serif/ bastoni sono consigliati.  Niente ci vieta di fare una piccola ricerca su siti come dafont.com e scegliere caratteri più interessanti, che vanno a completare la grafica scelta. Fondamentale è trasformare il testo in tracciato prima di mandare il file in stampa.

Prova colore



Prove colori: Font e grafica possono venire declinati in una serie di colori, che vanno dal basico bianco e nero, alle gamme dei grigi, ai colori tenui fino a quelli più forti, sempre in linea con l’immagine che vogliamo raccontare. Per quanto riguarda il mio progetto il bianco era necessario, da qui anche la scelta della carta. La parte superiore poteva essere di qualsiasi colore. Sempre in linea con il concetto della leggibilità ho deciso di mantenere un colore in contrasto: un nero 70% con una punta di ciano.






File definitivo
    
Da chi stampo? Personalmente mi sono affidata a vistaprint.it perché avevo bisogno di un servizio celere e a basso costo. Affidabile e con ampia scelta per quanto riguarda carta e finiture l’altoatesino flyeralarm.it. In questi casi il consiglio è quello di seguire le direttive sul loro sito in merito al formato del biglietto da visita. Vistaprint permette di scaricare un file base versione pdf/illustrator su cui andare a lavorare. Se invece avete un vostro tipografo di fiducia potete affidarvi a lui per quanto riguarda carta e formato.

Spero di avervi dato qualche preziosa dritta! Se invece non avete tempo per studiare il vostro biglietto da visita o la grafica del vostro progetto possiamo pensarci noi di Rossomenta!

A presto!
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venerdì 1 febbraio 2013

ISPIRAZIONE: la meccanica e la spontaneità della comunicazione visiva

Design Elements ||| Timothy Samara



Vorrei iniziare la collaborazione con Rossomenta con un consiglio e una riflessione sulla comunicazione grafica, una delle mie passioni più recenti. Un po' di tempo fa ho incontrato questo libro "Design Elements: A Graphic Style Manual" del designer Timothy Samara che lavora e insegna a New York. Il libro mi piace moltissimo, un manuale completo che spiega in modo approfondito e professionale i principi del layout, della tipografia, dell'utilizzo delle immagini e dello spazio. L'ho acquistato perché volevo sapere tutto sulle regole delle grafica, in modo un po' ingenuo credevo che sarebbero bastate per creare composizioni d'effetto. Man mano che leggevo il libro mi sono invece resa conto che sapere le regole non basta. 

L'ultima parte del libro è proprio dedicata a esempi di designers che infrangendo queste norme hanno creato composizioni stupende. Quindi, per ogni progetto di grafica, è importante considerare sempre due aspetti fondamentali: la meccanica (le regole relative alle caratteristiche fisiche dei nostri occhi) e la spontaneità legata all'intuizione.
L'insegnamento più importante che ho tratto da questo libro si può riassumere nella frase del designer David Jury che scrive "Le regole possono essere infrante ma mai ignorate".

Laura Gilbert Gilardenghi
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mercoledì 30 gennaio 2013

INDUSTRIAL: Tonso 25, Tonso 62

Tonso 25

Contenere oggetti, riporli in modo ordinato e logico, proteggerli da cadute o danneggiamenti vari.
Penso spesso di essere un po’ fissato con il rispetto per gli oggetti che possiedo, portandomi a progettare complementi d’arredo che mi aiutino a conservarli al meglio.
Mi sono ritrovato qualche mese fa a dover progettare su commissione degli elementi semplici e puliti che potessero mettere ordine e rigore in quello che ormai era un insieme informe di dvd ammassati senza logica alcuna.
Nasce così Tonso, un elemento composto da meno materiale possibile, da linee pulite ed essenziali, studiato per avere due ripiani distinti su misura e contenere dvd o libri.
Le due dimensioni consentono di posizionarli a proprio piacimento in aree differenti della casa, per rispondere in modo più accurato al bisogno del cliente, Tonso 25 richiama quasi la forma di una scaletta, mentre Tonso 62 non nasconde in nessun modo la sua funzione.
L’assenza del ripiano d’appoggio inferiore va riscontrata proprio nella necessità di ridurre il materiale, dato che il loro posizionamento finale andrà localizzato sul ripiano finale di un mobile o a terra; lo scalino presente tra piano inferiore e superiore consente di posizionare suppellettili di piccole dimensioni.

Tonso 25 e Tonso 62 sono in legno di noce chiaro, rifiniti con vernici naturali e cera passata a mano.
GSP


Tonso 62

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lunedì 28 gennaio 2013

Novità: La famiglia Rossomenta si allarga!


Giorgio ha iniziato a collaborare con Rossomenta solo due settimane fa, ma la sua energia e creatività ci hanno donato numerosi spunti per migliorare ed evolvere il progetto Rossomenta! Sara&Sara+Giorgio hanno deciso di riunirsi sotto Rossomenta come “collettivo polivalente”, un insieme eterogeneo di persone con diverse professionalità che lavorano nell’ambito del design e della creatività.

Questa formazione a trio, però, ci fa sentire un po’ asimmetrici, così abbiamo deciso di aggiungere un quarto componente, che arriva dal nord ovest dell'Italia proprio come Giorgio. Si tratta di Laura Gilardenghi (Gilbert), una giovane fashion designer che ci proporrà nuovi spunti nell’ambito moda, tendenze e colore, con un sacco di interessanti novità e ispirazioni.

Grazie a Laura per l’impegno e la volontà e grazie anche a voi che continuate a seguirci!

Rossomenta
 




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mercoledì 23 gennaio 2013

INDUSTRIAL: Serie Solo

Serie Solo | 40x40

Oggi si parla di GSP.
Era il lontano luglio 2011 quando ho sentito l’irrefrenabile voglia di trasformare in forma fisica un’idea che mi girava per la testa: il racconto della solitudine di un puntino rosso.
Il tutto è iniziato delineando come rappresentare la storia, quattro stampe in serie potevano racchiudere in step il passaggio evolutivo del racconto.

#1 _ il puntino rosso è al di là del muro, solo.
#2 _ il puntino guarda oltre, vede che ci sono due muri, è sempre solo.
#3 _ il puntino scavalca il muro nella speranza di non rimanere solo, ma resta solo.
#4 _ il puntino accetta definitivamente di essere solo.

La stampa che utilizzo è su carta telata, questo permette di avere una resa cromatica eccellente ed una resistenza maggiore in confronto alle carte classiche utilizzate per stampe serigrafiche.
Serie Solo nasce con dimensioni 400x400 mm, a dicembre 2012 introduco la versione 200x150 mm, per rispondere al bisogno di avere un formato ed un prezzo inferiori.
Partendo dalla Serie Solo ho avuto successivi spunti ed ispirazioni, portando alla creazione delle altre Serie, ma questa è un’altra storia.

GSP




 Serie Solo | 20x15





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mercoledì 16 gennaio 2013

INDUSTRIAL: "Bruno, we love Bali!"


Bali ||| Bruno Munai ||| Noce chiaro, profili in ottone e PVC bianco

Nella mia formazione professionale posso annoverare anche un lungo periodo all’interno della famiglia “Danese Milano”, azienda da cui ho appreso moltissimo e che mi rimarrà sempre nel cuore. Attraverso questa esperienza ho potuto imparare a conoscere i prodotti che hanno reso celebre Danese nel mondo, come le creazioni di Bruno Munari.

Bali, lampada da tavolo minimale e d’effetto, è tra tutti il mio pezzo preferito. Presentata nel 1958, veniva prodotta in versione da tavolo, terra e sospensione. Attualmente, in commercio, è rimasta solo la versione da tavolo composta da diffusore in PVC bianco, base in multistrato noce chiaro e profili di ottone. In passato era venduta smontata in una scatola dalle dimensioni contenute, permettendo al cliente finale di apprezzarne appieno il progetto e la semplicità dei componenti. A causa dei numerosi errori di montaggio commessi dagli acquirenti, l’azienda ha preferito sospendere questa pratica. Bali, ora, viene venduta in un imballaggio dalle dimensioni maggiori, contenente la lampada montata e pronta all’uso.

Set di montaggio Bali ||| ora in disuso
 Le sue linee pulite ed essenziali e l’ottima qualità della luce diffusa dal PVC sono alcune delle caratteristiche per cui un acquirente dovrebbe preferirla ad altre lampade, senza contare che il progetto di Munari è una garanzia. Purtroppo, negli ultimi anni, Danese ha visto diminuire le vendite di Bali nonostante le sue linee si integrino perfettamente allo stile scandinavo caratterizzato dal legno a vista e dalla predominanza del colore bianco, tanto in voga negli ultimi anni. Nonostante sia una delle mie lampade preferite, non riesco a immaginare un futuro aumento delle vendite di Bali, a differenza di altri best seller di Danese come Cubo e Falkland.

“Bruno, we love Bali!”

GSP
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mercoledì 9 gennaio 2013

Aprire la porta, entrare e trovarsi in una... Foresta!

Foresta  ||| Appendiabiti in legno massello di quercia ||| GSP 2011

Aprire la porta, entrare, svestirsi e posare giacca e borsa: dove?

Questa è una delle domande che ci si fa non appena si entra in un luogo chiuso.
Uno degli oggetti che meno apprezzo all’interno delle case è sicuramente l’appendiabiti.
Secco, dritto, con questi bracci che spuntano all’infuori ad imitazione degli alberi spogli, una volta ricoperto da vestiti ed accessori diventa una massa informe a mo’ di albero della cuccagna: ORRORE.
Ho sempre criticato la posizione pericolante delle giacche appese verso l’esterno, pronte a cadere al primo sfioramento.

Come risolvere questi problemi? Con Foresta!

Nell’autunno 2011 mi sono ritrovato a voler rispondere a questi problemi: dopo aver realizzato il primo concept, ho presentato il prototipo all’evento “The Priano issue” al Pretty In Pink, Kitsch Bar di Milano il 18 aprile 2012, durante il Salone del Mobile. Foresta è un appendiabiti modulare a quattro bracci: permette di disporre su tre appigli a braccio le giacche e gli oggetti desiderati, la base centrale consente di posizionare borse e piccole valigie, l’orientamento verso l’interno dei bracci consente di proteggere gli indumenti dalla caduta per sfioramento dall’esterno. Il volume dell’oggetto inoltre va ad occupare uno spazio ben definito, portando armonia nell’ambiente ed evitando quell’effetto “ad albero” che tanto volevo eliminare.

Al momento Foresta è acquistabile su ordinazione, viene realizzato dalle mani sapienti di due artigiani di Ovada (AL), la città di cui sono originario. La colorazione è a discrezione del cliente, legno naturale a vista o verniciato; il legno utilizzato è massello di quercia, noce o ciliegio.

GSP

Il Designer con il suo prodotto ||| Foresta ||| GSP




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martedì 8 gennaio 2013

Novità a Rossomenta!


Rossomenta siamo SaraG e SaraS. 
Lavoriamo in ambiti diversi ma entrambe abbiamo a che fare con la creatività e con il design. 
Ci proponiamo come grafici o fashion designer ma, da domani, amplieremo la nostra gamma spingendoci fino al design industriale grazie al nostro special guest Giorgio Scorza Priano che, speriamo, diventerà parte integrante e fondamentale del nostro progetto. Da domani Giorgio avrà la sua pagina di presentazione e inizierà a scriverci del suo lavoro, intervallando progetti personali a quelli di designer più o meno famosi.

Grazie Giorgio per credere nel nostro progetto e grazie a Voi, perchè ci date ogni giorno la grinta per continuare!

  Rossomenta
Giorgio Scorza Priano ||| shooting Labo24 (2011)




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lunedì 7 gennaio 2013

Il regalo? Fatto a mano!

Forbici, martello, spilli.... alcuni degli strumenti utili per la realizzazione di un portafogli handmade!
Quest'anno ho deciso di darmi alla pazza gioia e fare del Natale il mio campo di battaglia per piazzare e testare alcuni dei prodotti che avevo in mente o tra le mani da un po'! 
E ai miei amici piace testare...... eccome!
Nel particolare la prima foto rappresenta il "making of" del portafogli per Alen, talentuoso traduttore!
Il portafogli è grande 20x10cm, si pega sul lato lungo e presenta un vano per i soldi, una tasca per la moneta e dello spazio per le carte... sul lato corto è presente un elstico che stringe le due parti trattenendo il ripieno!
 
Una cara amica da tempo mi aveva chiesto di omaggiarla con una borsa così mi è sembrato saggio testare la borsa sacco, costruita nel medesimo materiale del portafogli! 
Un tessuto non tessuto soffice ricoperto da un film plastico idrorepellente e super resistente. Le maniglie cucite all'interno rendono la borsa mutevole, adatta per essere utilizzarta in vari momenti della giornata. Oltre al vano centrale è presente una tasca porta cellulare/chiavi di casa.


La felpa per Michelino è venuta spontanea! Morbidosità a 360gradi, una soffice M sul retro e due bottoncini sciccosi sono le caratteristiche principali del capo che mantiene la sua sportività.

Tra le mie passioni c'è anche quella dell'uncinetto, come ben sapete, e proprio per questo periodo di festa ho deciso di sviluppare una serie di prodotti caldosi adatti sia all'utilizzo casalingo che esterno.

Tra questi il famosissimo "nastro di Moebius", una fascia da collo e capelli che permette di tenere le nostre corde vocali o orecchie al caldo!
(vedi Giuseppe in uncinetto, lana e colore!)

Gli "scaldapolsi" o wristwarmers, da usare davanti al pc nelle serate più fredde o fuori, mentre si beve il caffè, si guarda il proprio smartphone, si guida o si porta il cane in passeggiata!

Non solo colli e scaldapolsi, ma tanti e coloratissimi berretti! Già testati dalle mia amiche nordiche e da alcuni vicini di casa, per alcune amiche il berretto è stato il regalo della befana! Sempre fatto a crochet e di diversi colori: viola, verde, rosso, nero e prugna! L'amico berretto si accompagna a un bottone vintage utilissimo per agganciare il preziosissimo oggetto all'asola del cappotto e non disperderlo quando lo si lascia in giro! (Grazie a SaraG per questa ingegnosa idea!)

Insomma..tante sono le idee che possiamo tramutare in oggetti tridimensionali a impattozero, basta cimentarsi!

Ultimo ma non per questo meno importante, un regalo che proviene dalla Germania!

Si tratta di un preziosissimo "porta forbici", uno strumento necessario in un laboratorio di autoproduzione!!! La mia amica Christina ci ha proprio azzeccato! Non solo i colori e i tessuti sono bellissimi ma anche il design è decisamente bello e funzionale!



Insomma... Buon inizio di 2013 a tutti! Un buon proposito per l'anno nuovo può essere quello di riavvicinarsi alla manualità e sprigionare la vostra personalità attraverso le vostre creazioni!
 






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sabato 15 dicembre 2012

Uncinetto, lana e colore!

Wool / hat/ neckwarmer hand&crochet made

Da un anno ormai mi diletto nell'arte del Crochet, in italiano uncinetto.
Ho tentato invano di darmi da fare con i ferri ma, forse per la mia indole irrequieta, sento maggiore affinità con l'oggetto uncinato tanto da avere un'appuntamento predefinito ogni giorno: dalle 8 alle 9 del mattino, mentre sorseggio il tè della colazione e ascolto un telefilm a caso in tv, con filo di lana e uncino realizzo berretti, maglioni, sciarpe, colli o scalda polsi.
I suddetti vengono poi dispensati ad amici e parenti sperando, un giorno, di farci un business :D

 L'uncinetto è un ottimo distensivo, permette attraverso una serie di punti di costruire un oggetto bi o tridimensionale e, se per caso sbagliate qualcosa, potete srotolare il filo molto facilmente e ricominciare dal punto del lavoro che vi pare più appropriato!
Diciamocelo, in Italia tendiamo ad associare l'uncinetto ai polverosi centrini della nonna che, per quanto pregevoli e preziosi, racchiudono in sè tutto ciò cui la modernità e la contemporaneità vanno contro. Il centrino o la tovaglia traforata all'uncinetto possono avere il loro fascino e, da oggetto della quotidianità, possono diventare pezzo unico o feticcio che "stona intonandosi" a case sempre più asettiche.
Eppure l'uncinetto non è solo centrino o sciarpa. Negli anni è diventato forma d'arte, quando si incolla come una seconda pelle a oggetti quotidiani o di design come nel lavoro di Loredana Bonora oppure forma di protesta, diventando parte integrante della street art. Alberi, segnali stradali, ovunque possono sorgere colorati involucri di filo nelle città grige e tristi, l'uncinetto ci fa riapproriare degli spazi che spesso dimentichiamo essere della collettività.

Lavorare con le nostre mani ci fa bene.
Ci riporta indietro, lontano dagli schermi luminosi che inghiottono le nostre giornate.
L'uncinetto rallenta il nostro battito e ci dà un obiettivo a breve termine, limitando le nostre ansie almeno per un po'.

Vi siete incuriosite/i? Bè, se non avete una nonna a disposizione e volete provare da sole senza iscrivervi a corsi, potete cercare su youtube dei tutorials, quelli in inglese sono sempre i migliori se lo masticate. Il mio sito preferito sul crochet è www.crochetgeek.com
 

Giuseppe Fabris wearing his new infinity neckwarmer



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giovedì 6 dicembre 2012

1 corso, 2 borse, 4ore


Locandina di "Facciamoci la borsa!"| Cristina Martellosio&Sara Savian

La mia prossima "fatica di Ercole" sarà insegnare a un piccolo gruppo di donne come costruire la loro prima borsa fatta in casa!

I prossimi giovedì del mese, 13 e 20 Dicembre, presso la sala blu dell'associazione "Quelli del villaggio" in via Don Bartolomeo Grazioli 33 (Milano) io e un folto gruppetto di impavide affronteremo, forbice e macchina da cucire alla mano, una missione: dare vita a della stoffa plasmandola con le nostre mani e menti!

La borsa è un accessorio quanto meno essenziale: contiene non solo lo stretto necessario, per quello basterebbe un portafogli, ma un kit salvagiornata formato sia da elementi funzionali (cellulare/specchietti/fazzoletti) che ludici (libri/settimana enigmistica/filo e uncinetto nel mio caso).

Il corso non si soffermerà solo ed esclusivamente su aspetti tecnici ed estetici (cuciture perfette, abbinamenti cromatici ad hoc) ma entrerà nelle case delle partecipanti attraverso la creatività! L'idea, infatti, è quella di insegnare un metodo e di far prendere confidenza con il modus operandi dell'autoproduzione, permettendo a ogni "studente" di tornare a casa e reiterare il processo diventando un asso nella confezione di borse e, allo stesso tempo, cucendo già parte dei regali di Natale per amici e parenti!

E si sa, un oggetto industriale ha molto meno cuore di uno fatto a mano!

Sara    
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venerdì 19 ottobre 2012

Ago, filo e ricerca

Atelier
Il designer di moda unisce ricerca progettuale e creatività, interpretando sul corpo umano un linguaggio che racconta di noi e della società in cui viviamo. Le scelte stilistiche del singolo, sia esso designer o consumatore, raccontano una propria storia e un approccio personale al capo di abbigliamento. Il designer vincente sarà quello che saprà cogliere le necessità comunicative del consumatore, sia esso donna, uomo o bambino, per poi filtrarle attraverso una ricerca personale legata al proprio gusto.

La ricerca coinvolge aspetti pratici vincolanti: colore, materiale, forma e dettagli.
Lavorando su committenza per privati o aziende, la propria ricerca verrà influenzata dal corpo e dalla personalità del privato o dai canoni essenziali della marca, il suo "carattere". Non si può stravolgere lo stile di una persona come non si può alterare il senso di un progetto moda che già esiste. Possiamo solo indirizzarli verso un metodo comunicativo più efficace. Queste sono le caratteristiche chiave del buon fashion designer.






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