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venerdì 22 febbraio 2013

FOTOGRAFIA: Basilico e la pellicola perduta!


Sezioni del paesaggio Italiano ||| Basilico & Boeri ||| 1997

Passate per il quartiere Isola di Milano?
Fate un salto da Isola Libri (via Pollaiuolo 5), potrete trovare delle chicche proprio come è accaduto a me la scorsa settimana!

Isola libri è una tappa fondamentale dei miei vagabondaggi Isolani: oltre ad essere simpatici, quelli di "IL" sanno consigliarti bene sulla scelta del libro, grande pregio delle librerie indipendenti. Oltre ad avere alcuni best seller propongono tanti libri di nicchia e alcune chicche, come il libro che ho acquistato io: "Sezioni del paesaggio Italiano" di Gabriele Basilico e Stefano Boeri (1997).
Sezioni del paesaggio Italiano ||| Foto



Gabriele Basilico, recentemente deceduto (13.02.2013), è tra i maggiori fotografi internazionali ed è famoso soprattutto per i suoi scatti architettonici. Questo libro in particolare presenta sei sequenze fotografiche già esposte tra settembre e novembre 1996 presso il Padiglione Italia ai Giardini della Biennale di Venezia. Le fotografie esposte e presentate nel libro sono l'estratto di un viaggio intrapreso dai due professionisti alla scoperta di alcune zone periferiche Italiane dove l'evoluzione urbana si fa scomposta e disordinata: capannoni, edifici e ipermercati nascono senza logica alcuna e simboleggiano i mutamenti di economia e società negli ultimi trent'anni del '900.
L'autenticità delle immagini di Basilico ci sorprende.
La ruvidità e la grana della pellicola vengono meno nell'era del digitale, così come la carta viene sostituita da altri supporti. Oggi tutti possono scattare foto. Ma la differenza tra un fotografo della domenica e quello amatoriale 2.0 sono i mezzi con cui si promuove. Instagram, Flickr, Picasa, Facebook ..Libri "fai da te" su Blurb. Nell'era del digitale non è facile solo la riproduzione fotografica ma anche la comunicazione e proprio su questo insieme di immagine e condivisione ho sviluppato il concetto di "Non fotografia". Unphotography: nessuno è fotografo, ma tutto lo siamo.. la fotografia è il "nuovo" e semplice mezzo per esprimere se stessi. Una vera e propria democratizzazione del mezzo fotografico che ha portato a una molteplicità di stili ed espressività. Grazie anche a filtri e applicazioni. La cosa fondamentale è prendere un tema, scegliere uno stile o raccontare una storia. E, soprattutto, portarla avanti!

BVSSky ||| Sara Savian
B-angles ||| Calatrava Bridge ||| Giuseppe Fabris




















Da Unphotography è nato BVSSky, un blog-archivio di immagini del panorama dalla mia finestra di casa, a Milano, che documentano cambiamenti climatici, efemeridi, smog, limpidezza atmosferica.. Alla fine l'insieme delle immagini crea una palette colori che si modifica di stagione in stagione, di giorno in giorno.
Non sono l'unica ad avere un progetto fotografico su Tumblr. Anche Giuseppe Fabris, ispirato da Basilico, si è inventato B-Angles. Nella sua galleria virtuale Beppe (da qui, gli angoli di Beppe) propone fotografia d'architettura formato quadrato. Edifici slanciati, stagliati contro cieli plumbei o nuvole rifratte in vetri a specchio. Ponti famosi e architetture di altri tempi. Tutte le immagini di Giuseppe sono fatte con I-ph4, modificate e inserite nel web tramite Instagram e comunicate su Facebook. Una passione, quella di Giuseppe per la fotografia architettonica, che l'ha ripagato con l'onore di essere scelto per le copertine della Compilation di "The Observer" su Rockol.it.  
Giorgio Scorza Priano, invece, ha scelto di proporre alcuni dei suoi scatti tramite Blurb.. chi lo sa, magari un giorno ci racconterà come ha fatto!




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sabato 29 dicembre 2012

Progetto Caffè


I grandi eventi vanno festeggiati a dovere. Il progetto Caffè è stato pensato in occasione di una festa di laurea. Generalmente i confetti e le bomboniere suggellano il raggiungimento di una tappa importante, questa volta, invece, ho pensato di realizzare un'illustrazione che fosse attinente al vissuto del festeggiato e al suo periodo di studio e infine di stamparla su oggetti che potessero incontrare il gusto di persone dalle caratteristiche diverse e che fossero, ovviamente, utili. La scelta è caduta sulle t-shirt e specialmente sulle shopper, adatte per fare la spesa tutti i giorni, ma anche da usare normalmente, per trasportare libri e quant'altro.
Per uno studente, si sa, la moka (quella da 3 almeno) diventa dopo poco tempo la migliore amica e la bevanda marrone si tramuta in vero e proprio oro, energia pura essenziale per le notti insonni e le giornate trascorse sui libri. Nel nostro caso, essendo l'illustrazione dedicata ad una laurea in mediazione culturale, la moka assume dei connotati metaforici. La moka, di per sè, non è altro che un filtro che permette all'acqua calda di passare e di diluire il caffè in polvere, è uno strumento dunque; allo stesso modo anche un mediatore culturale è un filtro che permette a culture diverse di incontrarsi e di stabilire una relazione. Dalla nostra moka il caffè sgorga e ha più modi di chiamarsi: Kaffee, coffee, kava...uno per ciascuna lingua studiata, perché la stessa cosa ha molti modi di essere nominata a seconda della bocca che la pronuncia. Le persone appartengono tutte alla razza umana, eppure ognuno è a modo suo, ciascuno si vuole distinguere, lasciare un'impressione unica. Siamo quasi 7 miliardi e ognuno di noi lotta per la propria autenticità e originalità...anche al caffè accade lo stesso: nella goccia nell'illustrazione si ricordano alcune delle decine di maniere in cui un caffè può essere presentato, dal classico cappuccino allo shakerato, dal caffè turco al francese e così via, senza dimenticarsi l'aspetto più poetico del caffè e cioè la sua etimologia. Caffè deriva dall'arabo e letteralmente significa "ciò che rapisce e incita al volo".
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lunedì 10 dicembre 2012

...e colore fu!


Tutti sanno che le pellicole fotografiche e cinematografiche inizialmente erano unicamente in bianco e nero e che, per creare l'effetto colore (perché di un effetto si tratta), esistevano diversi metodi da adottare a posteriori, cioè successivamente alla fase di ripresa. Gli addetti ai lavori studiarono per molti anni il modo di realizzare una pellicola i cui sali d'argento riuscissero a svelare i colori, ma fino ad allora le tecniche usate più comunemente erano quelle di viraggio o imbibizione della pellicola verso una certa tinta, oppure, armandosi di enorme pazienza e di un pennellino fino fino, colorare a mano ogni singola parte del fotogramma. Nel caso delle foto il lavoro era ovviamente più rapido, poiché ogni immagine era a sé, ma in quello del film, l'addetto doveva essere una persona calma, paziente  e con una buona vista per colorare decine e decine di fotogrammi uno dopo l'altro.
Oggi la pellicola a colori c'è, ma esistono ancora tantissime foto e film rimasti in bianco e nero per ragioni anagrafiche.
Ricordo che da piccola amavo guardare i film di Stanlio&Ollio, rigorosamente in b/n, finché un giorno in televisione apparve una pubblicità che reclamizzava con toni entusiasti il restauro a colori delle loro commedie. Dopo Stanlio&Ollio altri film subirono la stessa fine. Ci rimasi male. Il bianco e nero ha un fascino particolare e stimola la fantasia dello spettatore, anche se poco aderente alla realtà come lo è, al contrario, l'immagine a colori. Se la pellicola a colori fosse esistita sin dalle origini, probabilmente molti film non sarebbero stati girati in b/n, ma dato che non esisteva, modificare nell'essenza un film per soli scopi commerciali (perché molta gente oggi non è in grado di sopportare un film con soli toni di grigio) mi sembra una forma di corruzione ed eticamente sbagliata. Ognuno ha la sua opinione a riguardo, spesso dettata da un preciso motivo sentimentale o emotivo. Vorrei, insomma, che i film in bianco e nero restassero tali, però, allo stesso tempo mi diverto a colorare con photoshop le fotografie scaricate da google, come i bimbi amano colorare gli album...viva la coerenza.

Le fotografie in alto sono state scelte a caso da Google immagini tra le proposte in b/n. Attraverso la selezione di aree, modificando le curve dei singoli canali e utilizzando altri specifici strumenti anche noi possiamo ottenere un'immagine a colori con un effetto un po' più plastico e tridimensionale.

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