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| Sciuscià |
Ogni volta che mi sono trovato a dover pensare ad un
prodotto senza avere grosse limitazioni, mi sono trovato ad affrontare il
problema ponendomi una traccia da seguire, un obiettivo, un motivo che mi
spingesse a farlo.
Era il lontano 2010 quando, durante un laboratorio del
Politecnico di Milano, mi sono imbattuto nel compito di andare a realizzare un
complemento d’arredo, un elemento da inserire all’interno della casa che fosse
esteticamente d’effetto e potesse fare parte di un brand che sarebbe nato a fine
corso.
Ovviamente, dato che una delle mie passioni è andare a
complicarmi la vita, non ho accettato semplicemente il compito ed ho voluto
sfruttare l’occasione per fare un prodotto diverso: lo zerbino.
Dopo aver delineato le problematiche - facilità di pulizia,
aumentare la stabilità, aggiungere un valore, riscattare l’idea del prodotto
stesso - ho unito il tutto e sono andato a realizzare un primo prototipo.
Successivamente ho corretto i dimensionamenti ed ho
realizzato il campione finale.
Nasce così Sciuscià, zerbino rivestito di tessuto lavabile
(materiale polimerico intrecciato con stoffe specifiche) e caratterizzato da
resistenza elevata con un’anima in metallo, in modo da appesantire il prodotto e
limitare lo spostamento dello stesso; la lastra metallica permette la creazione
del ricciolo laterale, elemento che consente di pulire le scarpe su più punti,
richiamando i vecchi “gratta suole” che si trovavano fino a inizio secolo nei
centri storici.
Il materiale polimerico ad alta resistenza riveste in tutta
la sua interezza Sciuscià, tenuto insieme da cuciture realizzate a mano,
bloccando lateralmente il metallo ed aumentando l’attrito con il pavimento.
Il nome? Sciuscià è un termine dialettale napoletano
ora in disuso che sta ad indicare i lustrascarpe del dopoguerra (dall'inglese shoe-shine).
GSP
Sciuscià, particolare.


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